news

Il sorpasso delle Donne del Vino: ecco perché guadagnano di più

Il “sorpasso” del vino rosa: perché le aziende guidate da donne oggi redditano di più

Presentata a Vinitaly 2026 l’indagine CREA-Donne del Vino: nelle imprese vitivinicole al femminile il reddito supera del 5% quello maschile. Non è solo questione di numeri, ma di un nuovo modello di leadership basato su relazioni e resilienza.

Verona – C’è un dato, emerso tra i padiglioni di Vinitaly 2026, che scuote le fondamenta del settore agricolo italiano e impone una riflessione profonda: nella viticoltura, il divario di genere non solo si sta accorciando, ma sta lasciando spazio a un’inversione di tendenza economica. Secondo la ricerca “Innovare al femminile: i risultati di un’indagine nelle imprese vitivinicole”, promossa da CREA in collaborazione con l’Associazione Nazionale Le Donne del Vino, le aziende a guida femminile registrano oggi redditi medi superiori del 5% rispetto a quelle maschili.

La viticoltura come laboratorio di equità

Mentre nel comparto agricolo generale le disparità restano marcate, il mondo del vino si conferma un “laboratorio avanzato”. Qui, le condizioni di partenza si stanno livellando: le dimensioni aziendali sono ormai quasi identiche (13,8 ettari per le donne contro i 13,3 degli uomini) e i livelli di meccanizzazione tendono all’allineamento.

È proprio questo equilibrio strutturale a permettere il “salto”: quando le opportunità sono pari, la visione manageriale femminile sembra avere una marcia in più in termini di redditività e solidità.

Un’innovazione “silenziosa” ma incisiva

L’indagine, curata da Grazia Valentino e Lucia Tudini (CREA), evidenzia come le imprenditrici stiano riscrivendo il concetto di innovazione. Non si parla più solo di investimenti tecnologici o macchinari all’avanguardia, ma di un’innovazione organizzativa, gestionale e relazionale.

«Le Donne del Vino non sono un’eccezione, ma un esempio concreto di come il settore possa evolvere», ha dichiarato Daniela Mastroberardino, presidente dell’Associazione. «È un’innovazione fatta di organizzazione, relazioni e capacità di costruire valore nel tempo». Una leadership che attraversa ogni aspetto della filiera: dalla cura del vigneto alla comunicazione, fino all’accoglienza in cantina.

Il fattore umano: enoturismo e territorio

Un dato interessante riguarda l’autonomia finanziaria: nel vino, gli aiuti pubblici incidono meno sul reddito rispetto ad altri settori agricoli. Le donne, in particolare, dimostrano una spiccata capacità di generare valore attraverso la diversificazione. Le leve strategiche non sono più solo il contenuto della bottiglia, ma tutto ciò che vi ruota attorno:

  • Enoturismo consapevole: un dialogo diretto e costante con il cliente.

  • Radicamento territoriale: la capacità di fare rete con le comunità locali.

  • Sostenibilità sociale: un modello di gestione del personale più flessibile e resiliente.

Verso un nuovo modello agricolo

Come sottolineato da Andrea Rocchi, presidente del CREA-VE, questo dinamismo è un segnale per l’intero sistema agricolo nazionale. La ricerca dimostra che non esiste un’innovazione “al femminile” come categoria isolata, ma esiste un metodo — quello delle Donne del Vino — capace di tenere insieme competitività e tutela del territorio.

In un’epoca di cambiamenti climatici e mercati volatili, la viticoltura al femminile non è più un’eccezione da celebrare l’8 marzo, ma un modello economico vincente da studiare e replicare per garantire il futuro dell’agricoltura italiana.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.