Château d’Yquem Benzi Brambilla Serrani – Seipersei Edizioni

Una lunga chiacchierata con Cinzia Benzi in una splendida giornata di sole, sedute a uno dei tavolini del Caffè San Carlo a Torino per parlare della sua nuova, bellissima creatura: Château d’Yquem, una monografia dedicata a uno dei grandi amori di Cinzia, un vino che è una vera e propria leggenda, Château d’Yquem appunto.

Una grande passione che viene alimentata da un lungo studio, approfondimenti, aggiornamenti continui. E Château d’Yquem ne è la prova.
Nel volume monografico -presentato il 12 di Febbraio-dedicato a una delle realtà più iconiche del panorama enologico francese (Edizioni Seipersei), Cinzia Benzi illustra il cammino evolutivo di una tenuta capace di produrre vini indimenticabili, dove il Tempo impone il rispetto di una tradizione ancestrale e indirizza i gesti da compiere.
Ci sono voluti circa 10 anni di studio per arrivare alla fine del progetto, un lavoro lungo e intenso, realizzato in collaborazione con la cantina che ha permesso a Cinzia di consultare archivi storici molto privati.

Nel 2023 la giornalista francese, Cristel de Lassus, scrive una monografia sulla fondatrice di Château d’Yquem, Joséphine d’Yquem (À l’origine d’un vin de légende) edita da Flammarion. Per Cinzia un’ulteriore prova dell’importanza di questa cantina, ma soprattutto, dell’importanza della sua fondatrice, Joséphine che ha rivoluzionato la visione e il lavoro in cantina, non solo di quella d’Yquem. L’incredibile storia di una delle prime imprenditrici francesi. Un volume così importante che Benzi decide di modificare una buona parte del libro alla luce delle nuove preziose informazioni raccolte grazie a Cristel de Lassus. Françoise-Joséphine de Lur-Saluces, dove Saluces sta per Saluzzo, cittadina piemontese in provincia di Cuneo. Il Piemonte c’entra sempre!

La storia di Joséphine è una storia di resilienza, anche se all’apparenza può sembrare una figura sfortunata: orfana in giovane età, si sposa e rimane vedova dopo poco tempo. Il vaiolo le sfigura il viso. Nonostante le avversità era una donna incredibile, potremmo quasi dire “con gli attributi” mi suggerisce Cinzia. Joséphine amava stare nei campi, viveva la vigna per davvero, cercava di capire e carpire tutto ciò che era possibile, dell’uva e della muffa nobile: registrava i dati per annata, inserisce la figura dello chef de culture, l’attuale agronomo. Istruita dal padre nella coltivazione e nella degustazione del vino, alla morte del marito assunse la gestione della tenuta di famiglia. Un ruolo senza precedenti per un’aristocratica del XVIIIᵉ secolo. Creativa, audace e appassionata, la giovane donna scoprì il ruolo della botrytis cinerea, il fungo microscopico che favorisce la trasmutazione del succo d’uva in un vino dolce liquoroso.
Madame d’Yquem muore nel 1851. Nel 1855 avviene la classificazione dell’unico vino al mondo bordolese Premier Cru, Château d’Yquem. Come dire, una vita fatta di sacrificio e grande impegno e non poter nemmeno godere dei risultati conseguiti.

Françoise Joséphine de Sauvage d’Yquem

La leggenda d’Yquem negli anni è cresciuta sempre di più: se pensiamo che da una pianta ricavano un calice di vino possiamo solo immaginare quanto sia unico e speciale questo nettare.
Una domanda sorge spontanea: Cinzia, vista la grande particolarità, l’unicità di questo Sauternes, possiamo immaginare quante bottiglie sono prodotte? Ahimè no, non possiamo nemmeno immaginare quante siano le bottiglie. È un dato che nessuno mai ha potuto scoprire.

Alla stesura del libro hanno partecipato, con le proprie riflessioni, anche colleghi del settore enogastronomico: Eleonora Cozzella, collaboratrice di Repubblica; Federico De Cesare Viola, direttore editoriale di Food&Wine italia; Maddalena Fossati Dondero, direttrice responsabile de La Cucina Italiana; Andrea Grignaffini, direttore de Le guide de L’Espresso; Paolo Marchi, co-fondatore di Identità Golose; Leila Salimbeni, direttore editoriale di Spirito Divino; ma troveremo anche gli spunti del Master of Wine Gabriele Gorelli e di Massimo Bottura e Giuseppe Palmieri, rispettivamente chef patron e direttore di sala di Osteria Francescana a Modena, presso cui si è tenuta una memorabile (e riservatissima) degustazione di annate storiche di Château d’Yquem, nell’aprile 2023.

Un libro che è l’inizio di un percorso, di un progetto con una visione più ampia e strutturata: raccontare i Grandi Vini, le Grandi Cantine, storie di famiglie che hanno saputo emergere e diventare leggende.
In questo percorso, con Cinzia Benzi, anche Francesca Brambilla e Serena Serrani, fotografe di successo che hanno contribuito a realizzare un prodotto davvero unico, che vuole raccontare la leggenda di un vino che è un’icona, ma anche e soprattutto, la storia di un’azienda che ha alle spalle quattro secoli di storia. Un vero mito.
Seguendo Cinzia Benzi nel suo viaggio, hanno impresso sulla pellicola immagini evocative, che ci trasportano tra i vigneti nel lento alternarsi delle stagioni, nel silenzio delle cantine dove le bottiglie riposano, tra le pietre con cui la tenuta è stata costruita. Dettagli minuti e grandi panorami dialogano in maniera equilibrata con la parola scritta, regalando al lettore un racconto altrettanto intenso e potente, fatto di luce, linee e colori.

Ad arricchire l’opera, infine, le illustrazioni di Gianluca Biscalchin, che interpreta le note di degustazione di Yquem, tratteggia alcuni dei possibili abbinamenti al vino e ci regala altri scorci della tenuta.

Francesca Brambilla, CInzia Benzi e Serena Serrani