Battuta al coltello, ostriche, caviale e giardiniera di verdure, chef Fabio Macrì © Franco Borrelli

Molti di quelli che mi seguono conoscono bene il mio amore per la Provenza, per il Sud della Francia, per il Luberon. Tutto ciò che profuma di lavanda e caprino è per me fonte di autentica gioia. Ho varcato la soglia del minuscolo paesino di Cucuron due volte negli ultimi 10 anni, la seconda, nel 2014. Una serata da ricordare non solo per la vista dello stagno al chiaro di luna, il profumo dei gelsomini e il gracidare placido delle rane. Una serata da ricordare perché riuscii (finalmente) a prenotare un tavolo a La Petite Maison de Cucuron, in cucina chef Eric Sapet.

Ricorderete di certo il film di Ridley Scott, Un ottima annata, protagonisti Russel Crowe e Marion Cotillard (anno 2006). Bene, le riprese di quel bellissimo film furono fatte tra Cucuron e i villaggi limitrofi: un set 100% made in Provence e sfido chiunque a non innamorarsi di quei luoghi.

Fabio Macrì e Eric Sapet © Franco Borrelli

Guido Barosio, in occasione di Gout de France 2018, è riuscito a portare a Torino la cucina di Eric Sapet e ovviamente lo chef, un duetto a quattro mani tra Italia e Francia con Fabio Macrì, chef di Piano 35, ristorante del Grattacielo San Paolo.

Una prima occasione di incontro molto ben riuscita, un grande affiatamento tra i due chef, una brigata super entusiasta di questa opportunità, uno scambio gastronomico essenziale per l’evoluzione della cucina di Piano 35, l’incontro di due idee di cucina che diventa un’unica voce.
Dopo un primo periodo di assestamento, sembra che Fabio Macrì abbia molto ben chiaro il suo obiettivo e la città sembra rispondere in modo positivo alla cucina di questo giovane chef.

Gnocchi di piselli, scampi, mozzarella e pomodoro, chef Fabio Macrì © Franco Borrelli

Il menù della serata, un percorso a più livelli tra la cucina franco-provenzale di Eric Sapet e la creatività di Fabio Macrì, un’interpretazione dei prodotti che attraversa due territori così simili e unici. D’altronde non siamo così lontani dal Luberon, in linea d’aria sono più o meno 230 km: ortaggi, frutti, verdure, tartufi, crostacei, pesce e carne, un’attenta ricerca dei prodotti per entrambi gli chef.
Scoprire che lo chef de La Petite Maison ama in modo viscerale il nostro Piemonte, i suoi prodotti, scoprire che quando ha qualche giorno di riposo (molto rari, l’ho scoperto della moglie dello chef, Laurence) sale in macchina e imposta il navigatore, direzione Langhe e Roero, mi ha riempito di orgoglio per questa nostra regione. Madame Sapet adora le nostre nocciole, ma non solo: è una fan del Timorasso!

Girello di vitello dorato, piselli e fave, carote e salsa al cumino, chef Eric Sapet © Franco Borrelli

Una danza di sapori e profumi, tra carne battuta al coltello, champignon di Parigi, formaggi del Luberon, vitello piemontese. Lo stesso possiamo dire per i vini, un gioco di intrecci tra Piemonte e Francia, tra Sancerre e Timorasso, tra Barolo e Champagne, abbinati in modo divertente e curioso, al contrario: i piatti di Macrì ai vini francesi, quelli di Sapet ai vini italiani.

Tortino Croccante di funghi di Parigi, formaggio fresco e tartufo nero del Luberon, Eric Sapet © Franco Borrelli

A Giugno arriva a Torino il Bocuse d’Or Europe 2018, il più importante concorso gastronomico internazionale. E per l’occasione ‘Piano35 incontra la Francia’ celebrerà proprio Paul Bocuse, il grande maestro recentemente scomparso, aderendo con un proprio progetto al calendario di Bocuse d’Or Europe Off 2018. In una serata sul filo della storia, giovedì 7 Giugno, Fabio Macrì proporrà alcune delle più celebri ricette di Paul Bocuse, un omaggio gourmand nel ristorante più alto d’Italia. Ancora una volta, nel “cielo sopra Torino”, i sapori francesi saranno l’occasione per coinvolgere, stupire, creare incontri e traiettorie, perché la cucina è arte e cultura materiale, occasione ideale di conoscenza e comunicazione.

Per informazioni [email protected]

Ananas Victoria in scaglie croccanti, crema di frutto della passione e sorbetto di ananas, chef Eric Sapet © Franco Borrelli